|
Dunque uno dei lavori dei bambini consisteva nel girare la ruota presso
i funai, "lu uarzò": il lavoro iniziava a sette anni,
spesso erano gli stessi figli dei funai. I bambini lavoravano dalle dieci
alle dodici ore al giorno, i più fortunati prestavano
i loro servigi solo durante l'estate, gli altri tutto l'anno e con ogni
tempo; avevano diritto a due pause: una per la
colazione e una per il pranzo. La "paga" era veramente misera,
rappresentava un ventesimo circa di quella del funaio.
Un altro lavoro molto diffuso era quello de "lu meré", cioé un
bambino che già a sei o sette anni andava a mare per
imparare il mestiere: egli si alzava all'una di notte perché la barca
partiva alle due e rientrava alle 16,00 del giorno
seguente. Il suo lavoro era molto duro e di certo non proporzionato
all'età: aiutava a remare quando c'era la bavetta,
riparava le reti, aiutava a tirarle su, teneva pulita la barca, lavava i
piatti . Fino ai tredici anni non percepiva nessuna
"paga", arrivato all'età, prendeva una "quartarola" cioè un quarto
della paga che ricevevano i marinai e la "mucigna",
una parte del pescato che veniva diviso fra l'equipaggio.
Molte sono state le vittime che il mare ha fatto tra i bambini e
nell'ultimo pannello di questa pagina si può scorrere il
triste elenco di nomi e cognomi. Essi sono morti per cause diverse:
naufragio, barca capovolta, scomparso in mare,
scoppio di mine, sommersione e fortunale, dei veri eroi sconosciuti che
hanno sacrificato la loro giovane vita per la
sopravvivenza. |